Ha cercato di colpire la ragazza davanti a tutta l’università… Ma quando si è girata ed è scappata, è diventato chiaro che non stava fuggendo da lei 😨💔
Quella mattina, Maya era arrivata all’università con un solo obiettivo: seguire le lezioni e arrivare alla fine della giornata attirando il meno possibile l’attenzione.
Le ultime tre settimane erano già state abbastanza strane.
Non voleva diventare di nuovo il centro dell’attenzione.
Maya si era tagliata da poco i capelli, portandoli corti in un wolf cut scuro. Era appoggiata vicino alla parete del corridoio, con il telefono tenuto distrattamente in una mano, mentre aspettava l’inizio della lezione successiva.
Intorno a lei si sentiva il solito rumore dell’università.
Gli studenti passavano.
Qualcuno rideva ad alta voce.
Qualcun altro parlava al telefono.
Più lontano, si sentivano gli sportelli degli armadietti sbattere.
Sembrava tutto normale.
Finché Maya non vide Lauren.
Lauren stava camminando dritta verso di lei dall’altra estremità del corridoio.
Velocemente.
Maya la conosceva appena.
Avevano seguito insieme alcune lezioni e si erano viste qualche volta nella mensa universitaria, ma non erano mai state amiche.
Per questo l’espressione sul volto di Lauren mise subito Maya a disagio.
Lauren non si guardava intorno.
I suoi occhi erano fissi soltanto su Maya.
Quando la raggiunse, si fermò così vicino che Maya si raddrizzò istintivamente.
— Pensavi davvero di poter semplicemente tornare qui? — chiese Lauren.
Maya la fissò in silenzio per qualche secondo.
— Che cosa vuoi?
Lauren fece uno strano sorriso.
Ma quel sorriso sembrava più nervoso che sicuro di sé.
— Non fingere di non saperlo.
Maya davvero non lo sapeva.
Ed era proprio quella la cosa più strana.
Era stata lontana dall’università per le ultime tre settimane.
Aveva lasciato temporaneamente la città per problemi familiari e non aveva raccontato quasi a nessuno i dettagli.
Ma da quando era tornata, aveva notato che la gente la guardava in modo diverso.
Alcuni smettevano di parlare quando lei si avvicinava.
Una ragazza aveva persino fermato Maya nel corridoio e le aveva chiesto:
— Stai bene?
Quando Maya le aveva domandato che cosa intendesse, la ragazza aveva risposto soltanto:
— Niente.
E ora Lauren era lì davanti a lei come se tra loro ci fosse stato un conflitto da molto tempo.
— Se hai qualcosa da dire, dillo — disse Maya.
L’espressione di Lauren si fece più dura.
— Non saresti dovuta tornare.
Per la prima volta, Maya si sentì davvero inquieta.
— Perché?
Lauren guardò oltre la spalla di Maya.
Solo per un secondo.
Poi tornò a fissarla.
— Perché ci sono persone che non vogliono che tu faccia domande.
Maya stava per chiederle di quali persone stesse parlando, quando Lauren alzò improvvisamente la mano.
Il movimento fu rapidissimo.
Maya si tirò indietro d’istinto.
La mano di Lauren passò accanto al suo viso senza toccarla.
Diversi studenti lì vicino gridarono per la sorpresa.
Qualcuno si voltò.
Un’altra persona si fermò.
Maya rimase immobile.
La sua prima sensazione non fu nemmeno la rabbia.
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Fu confusione.
Se Lauren aveva davvero voluto colpirla, perché quel movimento era sembrato così strano?
Era quasi come se Lauren stessa avesse cambiato direzione alla mano all’ultimo momento.
Maya la guardò dritta negli occhi.
Ed è allora che notò qualcosa.
Lauren non era arrabbiata.
Era spaventata.
Ma non da Maya.
I suoi occhi si spostarono di nuovo oltre la spalla di Maya.
Maya stava per voltarsi, ma Lauren scosse appena la testa.
Come se volesse avvertirla:
Non voltarti.
Un attimo dopo, Lauren si girò di colpo e cominciò a correre lungo il corridoio.
Le persone intorno reagirono subito.
Qualcuno rise.
Uno studente sollevò perfino il telefono per registrare quello che stava succedendo.
Per chiunque stesse guardando, probabilmente la situazione sembrava molto semplice.
Lauren aveva cercato di colpire Maya.
Aveva mancato il colpo.
E ora stava scappando.
Per un istante, Maya pensò esattamente la stessa cosa.
Poi finalmente sentì la rabbia salire.
— Ehi!
Maya le corse dietro.
Lauren si muoveva velocemente, facendosi strada tra gli studenti.
Maya ridusse poco a poco la distanza.
Quando tra loro rimase soltanto un passo, Maya allungò la mano e afferrò Lauren per la parte posteriore della giacca.
Il corpo di Lauren ebbe un sussulto.
Si voltò verso Maya.
Maya stava già per pretendere una spiegazione, ma Lauren parlò per prima.
A voce bassissima.
Così piano che soltanto Maya poteva sentirla.
— Non guardare dietro di te.
Maya si bloccò.
— Cosa?
— Continua a fingere di essere arrabbiata con me.
— Lauren, che cosa sta succedendo?
Lauren afferrò la mano di Maya.
Le sue dita tremavano.
— L’uomo che era dietro di te… sono tre settimane che fa domande su di te.
Il cuore di Maya cominciò improvvisamente a battere più forte.
— Chi?
— Non so come si chiama. Ma sapeva esattamente quando saresti tornata.
Un brivido gelido percorse la schiena di Maya.
Non aveva detto a nessuno il giorno preciso del suo ritorno.
Aveva avvisato l’università soltanto la sera prima.
— Allora perché mi hai attaccata? — sussurrò Maya.
Lauren deglutì.
— Per farti seguire me.
Maya la fissò incredula.
— Potevi semplicemente dirmi di venire con te.
— Non potevo.
Per la prima volta, Lauren guardò Maya dritta negli occhi.
— Stava osservando anche me.
Per qualche secondo, nessuna delle due parlò.
Poi Lauren mise una mano in tasca e tirò fuori un pezzo di carta piegato.
— L’ho trovato ieri nel mio armadietto.
Maya prese il foglio e lo aprì.
C’era scritta una sola frase:
«Quando tornerà, assicurati che non ricordi nulla.»
Maya alzò lentamente lo sguardo.
— Che cosa dovrei ricordare?
Invece di rispondere, Lauren chiese:
— Perché hai davvero lasciato l’università tre settimane fa?
Maya stava già per dare la stessa risposta che aveva dato a tutti.
Problemi familiari.
Ma all’improvviso un’immagine comparve nella sua mente.
Notte.
Il parcheggio dell’università quasi vuoto.
Due uomini che urlavano l’uno contro l’altro.
Uno dei due gridava.
Maya in piedi tra le auto parcheggiate, con il telefono in mano.
Non era andata via soltanto per problemi familiari.
Aveva semplicemente trascorso le ultime tre settimane cercando di non pensare a quella notte.
Lauren notò il cambiamento nella sua espressione.
— Ti sei ricordata qualcosa?
Maya non rispose.
Invece, guardò lentamente verso l’altra estremità del corridoio.
L’uomo descritto da Lauren non era più lì.
Ma vicino alla parete c’era qualcosa per terra.
Un piccolo telefono nero.
Maya lo riconobbe immediatamente.
Aveva visto esattamente quello stesso telefono tre settimane prima nel parcheggio.
La notte in cui un uomo le si era avvicinato e, con assoluta calma, le aveva detto:
— Non hai visto niente.
Maya fissò il corridoio vuoto.
E in quel momento finalmente capì.
Lauren non era andata lì per farle del male.
Non la stava seguendo.
Non aveva mai avuto davvero intenzione di colpirla.
Aveva soltanto cercato di allontanare Maya dal punto in cui si trovava.
Prima che l’uomo che aveva aspettato per tre settimane il suo ritorno riuscisse ad arrivare da lei per primo.


